Don Luigi Ciotti ad Alessano per ricordare don Tonino

Il fondatore di Libera alla veglia dei giovani ad Alessano: «Che meraviglia il Papa che viene qui a pregare sulla tomba di un profeta. Alzate la voce, cercate la verità. Don Tonino è vivo, da questa piazza comincia il Sinodo dei giovani»

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La coreografia ricorda la “Chiesa del grembiule”. La piazza di Alessano è stracolma di giovani e ragazzi e racchiude tutti i luoghi di don Tonino Bello: la casa dove ha vissuto con la sua famiglia, la chiesa dove è stato ordinato sacerdote, la Fondazione a lui dedicata dove campeggia la bandiera della pace. Si leggono i suoi testi, si prega con le sue parole, si rievocano le sue intuizioni che hanno scosso la Chiesa e la società di venticinque anni fa e continuano ad affascinare i cuori di tanti anche oggi. Viene proclamato il Vangelo delle Beatitudini, i giovani ricordano cosa, oggi, spegne la vita e la speranza: il profitto economico che calpesta i più deboli e i poveri, la droga e l’alcol, il bullismo.

«Il Sinodo dei giovani comincia stasera qui da Alessano, dove papa Francesco viene a pregare sulla tomba di don Tonino Bello», dice don Luigi Ciotti chiamato a portare la sua testimonianza. «Lui è vivo, quella tomba parla, la gente viene perché sa che le parole di don Tonino sono incarnate, vissute, credibili».
È appassionato l’intervento del fondatore di Libera che di don Tonino era amico e ha ricevuto dai fratelli, Marcello e Trifone, la stola. Ai giovani che non hanno conosciuto don Tonino ricorda che possono conoscerlo attraverso i suoi scritti e le sue parole che continuano a graffiare nel cuore. E si chiede: «Cosa direbbe oggi Tonino a noi, a voi, a tutti? Direbbe di avere coraggio, di essere sovversivi perché il cristiano autentico è sempre sovversivo perché il Vangelo è in contrasto con la mentalità del mondo. Direbbe che non possiamo dirci cristiani se restiamo zitti di fronte a chi sfrutta i poveri e li umilia. Ripeterebbe la sua provocazione che non gli interessava chi era Dio ma da che parta stava Dio».

Entra nell’attualità dolorosa di oggi per dire, don Ciotti, che nulla è davvero cambiato: «Oggi don Tonino direbbe che l’Italia non deve vendere le armi ma esportare la pace. Direbbe a voi giovani di alzare la voce, di impegnarvi di più per la pace. Direbbe che i poveri non solo vanno rispettati ma accolti. Ci direbbe che non è possibile, oggi, che in Italia ci siano cinque milioni di poveri e che tanti giovani si perdano nelle spire di un precariato infinito».

Ricorda, il fondatore di Libera, come don Tonino sia stato anche mal compreso e osteggiato ai suoi tempi: «Che meraviglia il Papa che viene qui ad Alessano a pregare sulla tomba di un profeta. Tonino è stato, evangelicamente, uno scandalo». Snocciola episodi di un’amicizia nata e cresciuta nel segno della pace, della lotta ai soprusi e alla violenza. I giovani ascoltano in silenzio. «Don Tonino ci ha insegnato che non basta accorgersi che gli altri esistono attorno a noi ma devono esistere dentro di noi. Come quella volta che, dopo avermi riaccompagnato a casa, si fermò a dormire con un gruppo di giovani che non avevano nulla. Questo era don Tonino». La piazza applaude. Viene portato l’Ostensorio per l’adorazione eucaristica.

Tutti si mettono in ginocchio. Sulla piazza scende il silenzio. Il vescovo della diocesi di Ugento – Santa Maria di Leuca, Vito Angiuli, che presiede la Veglia, ricorda il motivo di questo momento che definisce “storico” non solo per la chiesa locale: «Papa Francesco», dice, «ha scelto di fermarsi sulla tomba di don Tonino Bello per dire a tutti noi e alla Chiesa intera di seguire l’esempio di don Tonino, di amare Gesù, di amare i poveri. E che il segreto della felicità sta nell’amore».

Nel video che viene proiettato sulla piazza ecco don Tonino già fiaccato dalla malattia dare i suoi “auguri di pace”. È un invito ai giovani a non arrendersi, a non stare guardare, ad agire per la pace e contro le ingiustizie.
«Dobbiamo avere coraggio e cercare la verità», dice don Luigi Ciotti, «non ho mai dimenticato quando Tonino mi diceva che delle parole dette avrebbe dovuto rendere conto alla storia ma della mancata difesa dei deboli avrebbe dovuto rendere conto a Dio».

 

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