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Salento sacro e profano: sulle spiagge la movida, a Leuca i pellegrinaggi

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Capo di Leuca

Salento sacro & profano: mentre sulle spiagge impazza la movida e si balla fino al tramonto tra happy hour, cocktail e musica sparata a tutto volume per la gioia di giovani e giovanissimi, nel Capo di Leuca si può vivere una vacanza all’insegna del turismo lento, fatto di silenzi e pace interiore, riscoprendo la via dei pellegrinaggi che da Roma portavano fino a Santa Maria di Leuca, ai confini del mondo, attraversando sentieri selvaggi dove la natura è incontaminata.

L’itinerario è stato provato con successo da un gruppo di giornalisti italiani e francesi, ospiti di un educational organizzato dall’Unione dei Comuni Terra di Leuca. A guidare i giornalisti sono state le guide esperte riconosciute dalla Regione Puglia Marco Cavalera, Stefano Cortese e Gianluca Tonti.

NON SOLO MOVIDA: IL SALENTO E’ UNA CONTINUA SORPRESA…

Le vie dei pellegrinaggi”, ha spiegato il presidente dell’Unione, Luca Durante, “sono il pretesto per valorizzare paesaggi mozzafiato, piccoli borghi e santuari dove il tempo sembra essersi fermato. Vogliamo costruire un itinerario culturale e ambientale tematico che valorizzi le immense risorse di questa parte del Salento”.

L’obiettivo”, hanno detto il sindaco di Salve Vincenzo Passaseo e il consigliere delegato al turismo, Massimo Chirivì, “è di destagionalizzare il turismo, lanciando il messaggio che non abbiamo solo la risorsa mare, ma anche natura e cultura”.

Provare per credere. Nella notte del 14 agosto con partenza all’ una dal camposanto di Alessano – zona Macurano la Diocesi di Ugento Santa Maria di Leuca organizza un pellegrinaggio che arriva all’alba al Santuario di Santa Maria di Leuca, dove, dopo aver assistito alla Messa, si ha la possibilità di prendere il pullman e ritornare ad Alessano, per riprendere l’auto. Si inizia a camminare al buio e nel silenzio lungo stradine di campagna e poi si arriva nel pieno della luce alla Basilica Santuario, dopo una breve sosta al convento del Padri trinitari a Gagliano.

Ma i percorsi, lungo la via dei pellegrinaggi, sono tanti e ricchi di sorprese. E vanno ovviamente vissuti di giorno, in più giorni…

La prima tappa del nostro speciale itinerario sono le Vie del Sale di Corsano: sentieri selvaggi tra fichi d’india, macchia mediterranea, muretti a secco e ulivi a terrazza sul mare, che un tempo venivano percorsi dai contrabbandieri, quando il sale era monopolio di Stato. Ognuno di loro aveva una pozza nella scogliera aguzza e ne estraeva il sale. Per portarlo in paese percorreva a piedi nudi i sentieri pietrosi tanto che i contrabbandieri venivano chiamati gli scarcagnati. Correvano tanto, per non essere arrestati dai finanzieri, in agguato tra i muretti a secco!

Siamo fortunati ad avere le vie del Sale”, dice il sindaco Biagio Martella. “Grazie all’opera di valorizzazione e conoscenza, si è creato tanto sviluppo turistico intorno a questa grande risorsa, rimasta, per nostra fortuna, intatta”.

Poco più a Sud si trova il Ciolo, con la sua litoranea costruita a ponte, su una scogliera a strapiombo sul mare, nota per i tuffatori. Tra macchia mediterranea e muretti di pietra a secco si arriva fino a Santa Maria di Leuca, il famoso Santuario sorto sul tempio della Dea Minerva che domina il mare, ultima tappa dei pellegrinaggi. Soffermatevi ad osservare bene le arcate, perché risalendo pochi chilometri più a Nord, ecco Leuca piccola, frazione di Morciano di Leuca, una riproduzione fedele in miniatura del grande santuario di Leuca, con le sue arcate dove un tempo si svolgeva il mercato, la chiesetta e il rifugio sotterraneo per i pellegrini con l’osteria. Una curiosità è la targhetta in pietra con le dieci P che significano: “Parole Poco Pensate Portano Pena Perciò Prima Pensa Poi Parla“.

Il sole del tramonto incendia di rosso la pietra: siamo davanti al Santuario di Santa Marina a Ruggiano, piccola frazione di Salve. Che fosse tappa di pellegrinaggi lo dicono il pozzo e il ricovero per i pellegrini. Che sia un luogo pieno di fascino, lo dice la sua struggente bellezza. Qui si venera la Santa orientale Marina che protegge dalle malattie del fegato sotto il segno dell’arcobaleno.

Poco distante, ad Alessano, c’è un vescovo, non ancora Santo, che continua a far sentire il suo forte messaggio: è don Tonino Bello. La sua casa natia e la sua tomba, meta di continui pellegrinaggi, hanno fatto di Alessano, la capitale del turismo religioso in Puglia dopo San Giovanni Rotondo.
Ogni week end pellegrini provenienti da tutta la regione Puglia e da tutta Italia si riuniscono per pregare e cantare sulla sua tomba. Don Tonino, vescovo di Andria Trani e Barletta, è stato un papa Francesco “ante litteram“: si vestiva e viveva semplicemente, aveva aperto le porte del vescovado a prostitute, malati, immigrati, drogati, ladri… era il rappresentante della chiesa a servizio dei poveri e degli ultimi. Morì a soli 52 anni nel ‘94 dopo aver partecipato alla marcia per la pace a Sarajevo.

E’ anche un’avventura dello spirito, imboscarsi nella centrale edicola libreria ad Alessano e acquistare i libri di don Tonino Bello per conoscerne il suo pensiero.
Alessano”, dice la sindaca, Francesca Torsello, “ha tante risorse da valorizzare e far conoscere. E’ la città di don Tonino Bello, ma ha anche un centro storico molto ricco con il quartiere erbaico ed eleganti palazzi gentilizi, per non parlare della grande chiesa madre”.

Torre del Sasso (Tricase)

La vita è breve e bisogna viverla bene. Carpe diem… (cogli l’attimo)! Per ricordarlo angeli sotto le forme di scheletri decorano l’altare laterale Madonna del Carmine nella chiesa madre di Gagliano del Capo, una vera e propria rivelazione! Nella chiesa si conservano tele pregiate della scuola napoletana: tra tutte quelle del Oronzo Tiso.
Il paese, a pochi chilometri da Santa Maria di Leuca, è caratterizzato dalla presenza di ben due centri storici!
Il turismo lento che stiamo proponendo”, spiega il vicensidaco Pieranna Petracca, “richiama ospiti desiderosi di riscoprire non solo la pace interiore, ma anche la bellezza del nostro territorio, il suo mare, la natura”.

Tappa imperdibile è Tiggiano con il suo imponente palazzo baronale, magistralmente restaurato con la torre colombaia e un grande parco divenuto uno spazio aperto a servizio dei cittadini.

Ma il nostro viaggio alla scoperta delle bellezze lungo la via dei pellegrinaggi non può non fare sosta a Salve, famosa per le sue case a torre (case fortificate contro l’avanzata dei Turchi che assalivano il Salento dal mare tra il XVI secolo e il XVII secolo) e il frantoio ipogeo dove una volta si produceva l’oro del Salento: l’olio di oliva il quale veniva usato non solo per la tavola, ma anche e soprattutto per illuminare le vie, le piazze e le case di grandi città come Londra cui l’olio del Salento era diretto, una volta partito dal porto di Gallipoli!
Salve è anche famosa perché custodisce l’organo più antico di Puglia ancora funzionante nella chiesa madre (1628).

Tappa imperdibile è poi Centopietre di Patù, un monumento funebre costruito con i lastroni dell’antica città messapica di Vereto, per onorare Gimignano, un ambasciatore che nel IX secolo, portò ai nemici saraceni un messaggio di pace, ma venne barbaramente trucidato. La sua tomba, denominata centopitetre, si trova ora accanto alla chiesa di San Giovanni.

Il sole picchia forte, è l’ora di una sosta in spiaggia. La scelta non può che cadere sulla lunghissima spiaggia delle Pescoluse, color del deserto, marina di Salve. Ma si può anche scegliere di immergersi nelle sorgenti della vicina Torre Vado: bolle di acqua dolce sgorgano tra gli scogli formando un idromassaggio naturale. E si ritorna a casa, ritemprati nel corpo e nello spirito in questo Salento “sacro e profano” che non smette mai di sorprendere.


Tratto da un articolo di Carmen Mancarella

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